Urgentissima chiunque la leggesse si prega d’informare subito il presidente trattasi di vita o di morte di migliaia di persone grazie!
Illustrissimo Presidente Silvio Berlusconi;
Sono il legale rappresentante di una società di pesca composta da 5 fratelli denominata “Ioriomar” s.r.l. la più importante della Calabria, che opera con 2 unità per la pesca del tonno rosso, abbiamo costruito queste 2 unità dal valore di circa 5 milioni di euro, senza nessun aiuto pubblico, solo con le nostre forze, dettate da tantissimi sacrifici. Svolgiamo questa professione da tre generazioni, ci siamo evoluti in questo campo grazie al suo esempio imprenditoriale, che io personalmente seguo da molti anni, diamo lavoro a 30 dipendenti con paghe dignitose, avevamo un progetto molto importante da realizzare, volevamo costruire un allevamento per il tonno, ed una fabbrica a terra per la lavorazione, tantè che abbiamo ottenuto all’unanimità i pareri per le concessioni da parte delle amministrazioni locali, e le licenze d’ingrasso da parte della comunità europea, che ora dice che dobbiamo morire.
Le scrivo in rappresentanza delle 49 realtà esistenti attualmente in Italia, per metterla a conoscenza di quello che sta succedendo a questo settore, perché sono sicuro che lei avendo nominato un ministro su questo settore non può certamente occuparsene, ma penso che deve essere a conoscenza degli accordi che il nostro ministro Zaia assume in accordo con la comunità Europea.
Premesso che questo tipo di pesca è pilotato da un ente Americano che si chiama ICCAT, che per sentito dire si occupa della salvaguardia della specie nel mondo, e che noi operatori del settore non sappiamo chi sono, e con quali dati certi emanano questi criteri di legge che oggi la comunità europea ci obbliga a rispettare con quote di cattura irrisorie, e che anno dopo anno diventano sempre di meno;
Premesso che fino al 2008 le unità che operavano in questo settore erano appena 68 in tutta Italia, e che grazie alle leggi emanate dl nostro Ministero delle politiche agricole 19 sono state costrette a ritirarsi, e di queste rimaste più del 50% saranno costrette a ritirasi quest’anno.
Mi preme informarla perché questo che sta succedendo se la conosco bene non è nel suo ideale d’imprenditore, e non credo che le faccia piacere sentire che tutte queste attività produttive, chiudono battenti licenziando tutti questi operai, che in questo periodo di crisi nazionale non sanno cosa fare se no avviarsi verso l’illegalità.
Voglio informarla anche di dati certi che riguardano questo settore, attorno a queste 69 unità di pesca si muove un volume d’affari non indifferente tantè che solo gli addetti si aggirano o si aggiravano circa 1000 famiglie più i commercianti e gli allevatori internazionali di questo prodotto
Per non parlare dei cantieri navali che si occupano della manutenzione e dell’ammodernamento di questa flotta, le fabbriche di motori, le fabbriche di strumentazioni elettroniche per queste unità, fabbriche di reti da pesca,di gru, di vericelli, eccetera.
La cosa molto importante è che a differenza di altre attività produttive attualmente colpite dalla crisi, questa era una o forse l’unica che riusciva a chiudere i bilanci ancora in positivo.
Voglio anche informarla che siamo definiti dagli ambientalisti assassini del mare, parole molto provocatorie per chi come noi svolge un lavoro pulito e dignitoso, siamo definiti illegali da parte della comunità europea, ma non si riesce a capire dove sta questa illegalità, si sa solo che secondo loro togliendo queste 48 unità rimaste finisce l’illegalità del mare, senza pensare che i più di mille addetti a questo lavoro onesto che tipo di illegalità andranno a fare dopo aver perso questa opportunità di lavoro.
Non so che altro potrei scriverle, e se mai troverà il tempo di leggere questa mia lettera, mi sento in dovere di scriverla come ultima possibilità visto che il nostro destino è stato segnato da chi non conosciamo nemmeno, e sono invece sicuro che solo lei potrà fare qualcosa per noi tutti, visto che ci riteniamo tutti figli suoi in Italia, e credo che non ci farà morire così.
Spero che un giorno potrò ringraziarla di persona, nel frattempo le porgo i miei più cordiali saluti.
Gennaro Iorio