Egr Presidente,
la notizia dell’aggressione di cui è rimasto vittima nei giorni scorsi ha colpito l’Italia. L’abbiamo vista sofferente fisicamente ma anche intimamente ferito perchè ha sempre operato pensando di perseguire il bene comune.
Anche noi precari non abilitati della scuola, viviamo uno stato di afflizione analogo. Da anni operiamo nell’amministrazione pubblica con enorme passione ed immensi sacrifici personali (incertezza occupazionale, trasferimenti di centinaia di Km…) ed i nostri sforzi non sono apprezzati e riconosciuti. Abbiamo imparato con enormi difficoltà uno dei lavori più nobili del mondo senza nessun aiuto; solo i nostri risultati umani e professionali ci hanno stimolato a proseguire con impegno. Noi abbiamo intrapreso quest’avventura con passione: avevamo bisogno di realizzarci professionalmente, ma, in qualche modo, anche lo Stato ha avuto bisogno di noi (come in ogni tipo di mercato, anche in quello del lavoro domanda ed offerta si devono incontrare).
La legge Aprea, però, non riconosce la nostra priorità nel diritto alla formazione ed i rappresentanti di Governo più volte ci hanno trattati come se avessimo occupato il nostro ruolo senza averne diritto.
Colpi simili feriscono profondamente la dignità di chi ha sempre lavorato pensando di compiere il bene comune. Il non essere riconosciuti spesso provoca frustrazioni profonde ed in individui non equilibrati, anche a gesti di violenza.
Lo Stato ha un ruolo educativo, ma per insegnare bisogna guardare chi si ha di fronte, comprendere le sue vicende, elevarlo facendone emergere le peculiarita. Vorremmo che i nostri rappresentanti di governo usassero con noi la cura che noi riserviamo ai niostri alunni; cui mai negheremmo il diritto alla formazione.
