Egregio Presidente,
Siamo un gruppo di insegnanti che stanno lavorando presso le scuole italiane di diverso ordine e grado. Siamo accomunati dal fatto di essere insegnanti sprovvisti di ABILITAZIONE all’insegnamento, pur lavorando per la scuola da più anni. I due motivi per cui molti insegnanti sono ancora da abilitare sono:
• l’impossibilità di essere ammessi ai corsi biennali di specializzazione indetti dalle SSIS, perché il numero chiuso dava più importanza al voto di laurea che al test di ammissione: sappiamo tutti che spesso il voto di laurea cambia in base all’ateneo e non alla preparazione dello studente… Ma soprattutto perché i posti disponibili non erano calcolati con gli stessi parametri in tutte le università.
• l’impossibilità di accedere ai corsi abilitanti (ex legge 143/2004, articolo 2, comma 1, e decreto ministeriale 85/2005, ministero Moratti) per la mancanza dei 360 giorni di servizio maturati tra il 1 settembre 1999 e il 6 giugno 2004 richiesti come prerequisito per l’iscrizione (oggi quei giorni sono ampiamente maturati).
Abbiamo appreso di recente che per il nuovo sistema di reclutamento dei docenti della scuola italiana, il Ministro Gelmini ha istituito una commissione presieduta dal professor Israel, che ha redatto la “Bozza Israel” (depositata presso la VII Commissione della Pubblica Istruzione e sulla quale il Consiglio di Stato ha già espresso un giudizio che indica di tener conto anche della nostra situazione). Nelle “Norme transitorie” di questo documento si tiene conto di chi ha già conseguito il diploma di laurea e ambirebbe ad insegnare nella scuola, ma non dei docenti che sino ad oggi hanno prestato servizio in qualità di supplenti da graduatoria ministeriale di terza fascia.
Il Ministero si sta avvalendo della collaborazione di un consigliere che sembra sostenere che non tutti gli insegnanti da abilitare sono capaci (come se gli altri lo fossero tutti!) e che per abilitarsi dovranno necessariamente iscriversi al Tirocinio Formativo Attivo (TFA) previsto dalla Bozza Israel. Se è vero che per gli insegnanti che hanno almeno 360 giorni di servizio vi sarebbe la possibilità di accedere al TFA anche in soprannumero, si vorrebbe vincolarne l’accesso mediante un esame di ammissione, con l’evidente finalità di togliere di mezzo chi, pur avendo insegnato per anni, essendo privo di abilitazione è più debole e conseguentemente più facilmente ‘eliminabile’. Ora, poiché alla termine del TFA è comunque previsto un esame finale, pretendere che dei docenti si sottopongano preventivamente anche ad un esame di ingresso dopo aver prestato per anni servizio nella scuola con le medesime mansioni e responsabilità dei loro colleghi abilitati, è del tutto inaccettabile, e non solo perché in questo modo si cambiano le regole mentre si sta giocando.
Fin dal 1971 infatti lo Stato italiano ha istituito dei corsi abilitanti a favore di coloro che avessero maturato un certo numero di giorni di insegnamento, cioè un’esperienza sul campo; l’ultimo corso abilitante è stato istituito nel 2004 con la legge n. 143 che ammetteva i precari che, tra il 1° settembre 1999 ed il 6 giugno 2004, avessero maturato 360 giorni di servizio. Ai docenti che hanno conseguito l’abilitazione con questi corsi non è mai stato posto alcun sbarramento; sbarramento che non vi è stato nemmeno per chi si è abilitato mediante concorso (per titoli ed esami) in quanto il numero chiuso riguardava l’immissione in ruolo, non l’abilitazione. Risulta così facilmente comprensibile, tra l’altro, una scelta che sarebbe foriera di una palese disparità di trattamento.
Quello che noi, insegnanti da abilitare, chiediamo è che ci venga accordata l’oportunità di abilitarci attraverso:
• l’indizione di un nuovo corso speciale abilitante per l’Anno Accademico
2010/11 per gli insegnanti che hanno prestato 360 giorni di servizio presso delle scuole italiane, o in alternativa
• l’iscrizione RISERVATA senza sbarramenti presso il Tirocinio Formativo Attivo
agli insegnanti che hanno maturato i 360 giorni di servizio
Sperando in un suo prezioso intervento in merito Le porgo distinti saluti
Angela Landino