Caro Presidente
mi chiamo Claudio Iemmola, sono Palermitano, ho 36 anni, ma a vedermi, se non fosse per qualche capello bianco di troppo ed un po’ di pancetta, chiunque me ne darebbe al massimo 25.
spero che lei possa in qualche modo leggere questa mia lettera, perchè oggi il mio intento non è chiedere aiuto, non è presentarmi come l’ennesima piccola fiammiferaia di turno, no, niente di tutto ciò.
solo toccarla, nel profondo, cercando di raggiungere corde che tutti abbiamo, che qualcuno tiene molto nascoste, e qualcun altro no.
devo essere sincero, io la votai solo nel 2001. poi mai più.
questo per dimostrarle che non sono un ipocrita, che non intendo incorrere nei favori di nessuno, e nemmeno ottenere promesse di alcun genere, e nemmeno farne.
i governi sono fatti da persone, come lei ben sa.
le persone fanno cose buone e cose cattive, e non sempre con brutte intenzioni, e magari, spesso, senza accorgersene.
di qualsiasi corrente di partito.
questo è l’unico mio credo politico, se di politica si può parlare.
io non sono un uomo d’affari.
in questo momento a dire il vero non sono nulla.
sono solo un numero, di quell’insieme chiamato disoccupati.
ma non solo.
sono anche un numero nell’insieme più grande di persone chiamate poveri.
una volta avevo una famiglia, con una moglie, una figlia.
avevo anche una casa, e un mutuo castrante che ho potuto pagare solo per 6 mesi.
avevo un’ auto, bella, grande, comoda, e francese, ed il mio desiderio più grande, quando arrivavano le ferie per 15 giorni all’anno, era saltare su quell’auto con tutta la mia famiglia e viaggiare, verso la sicilia.
non le ho detto un paio di cose.
ho lavorato a milano, per 7 anni, dentro una cella frigorifera, in quella grande famiglia da Mulino Bianco che è l’Esselunga.
la cosa divertente è che non ho mai lavorato per Caprotti, ma per una delle tante cooperative che al suo interno forniscono facchinaggio e quant’altro di quei servizi scomodi e faticosi che nessuno vuole svolgere.
lei penserà che io sia un operaio generico qualsiasi…magari è pure vero.
adesso non sono niente di tutto ciò.
e non ho più nulla.
e vivo con appena 150 euro al mese, che non sono mie, ma di mia madre, che per quel che può mi aiuta così.
non sono mai stato nemmeno un operaio, ma per esigenza di vita lo sono diventato.
nel 1991 mi diplomai al liceo classico.
nel 1993 lasciai la facoltà di lettere moderne di Palermo, dopo avere conseguito ottimi voti in tante materie, per andare a fare il grafico, poi dal 1995 in poi, il fumettista, a Milano.
non sono una cima in tante cose, come dicevo prima, non sono mai stato un uomo d’affari, nè uno bravo a capire il mercato, o a sfruttare le occasioni che porta il vento.
ma una cosa la so fare bene.
disegnare.
inventare.
creare.
dar vita a personaggi mirabolanti, esilaranti, furibondi, teneri o nauseabondi.
in un certo tipo di ambiente verrei chiamato “creativo”.
amo anche la cultura, non però quella spicciola dei quiz televisivi, ma quella scrupolosa e documentata di chi si diverte a sapere, a cercare, a speculare, per rielaborare e rendere credibile, con un dettaglio scritto, o con il disegno di un campo lungo ricco di tratti, di ombre e sfumature.
ma la regola dell’imperfezione non mi ha evitato, e quindi, come ogni buon padre, marito, padrone di casa, figlio, e lavoratore, anche io ho fatto degli errori, che mi son costati cari.
al momento, per sottolinearlo, non ho più nulla.
io ho perso tutto.
e da più di un anno non riesco a risollevare la mia vita in alcun modo.
nemmeno con uno straccio di lavoro.
vivo in giro tra case di conoscenti e pochi amici, come un nomade, e non vedo mia figlia dal mese di Marzo 2009, perchè non oso spendere i pochi soldi che ho per un viaggio a Palermo, riservandoli tutti tra cibo, fax e copie di curriculum.
non sono sconfitto, sia chiaro, e se per caso dalle mie parole traspare un velo di rassegnazione, o di autocommiserazione, mi creda, non fanno per me, non riflettono la vera gamma di sentimenti che provo.
forse delusione, quella si.
di me, del mondo, che non è come me lo dipingevano i sussidiari di scuola alle elementari, o come nelle favole che mia nonna mi leggeva quando ero piccolo, dove tutto era perfetto.
il mondo non è nero, e nemmeno bianco. ma di un grigio, intenso.
un grigio che ti avvolge, ti soffoca e ti costringe ad allungare la testa fin sopra le nuvole, fin dove rispunta l’azzurro, e se per un attimo gli occhi si affascinano da tale bellezza, l’attimo dopo sei stanco, così tanto che ritorni giù, nella speranza di poter un giorno riaffiorare, e nel frattempo ti nutri di un ricordo.
oh, li ho avuti i miei momenti di gloria, in tv private, alle fiere di fumetto, dove sono un mattatore per tutti i tipi di pubblico che vengono a vedermi disegnare.
Presidente.
io non credo nella sfortuna.
anche se alle volte sarebbe stato facile abbandonarsi a simili scusanti.
credo si debba avere un atteggiamento vincente, però, è anche vero, che se una persona non è abituata a vincere, difficilmente saprebbe sfruttare l’attimo propizio con lucidità e perizia.
da un po’ di tempo vedo la gente attorno a me muoversi come in preda ad una febbre.
io per il momento abito nel Nord- Est, il ricco veneto, la splendida provincia di Treviso.
quanto fumo negli occhi.
quante persone sole, e sconfitte, come mai ne avevo viste in vita mia.
e si figuri che io vengo da una città come Palermo.
ho visto tutti gli aspetti della mia città, dalla ricchezza più ostentata, alla povertà più nera.
ho visto degli autentici eroi come Borsellino ( tra l’altro sono stato per 7 anni compagno di banco di Fiammetta, alle media e alle superiori ) e Falcone, e ho visto anche i peggiori mafiosi di quartiere fare a pezzi la vita di poveri cristi, e delle loro rispettive famiglie.
ne ho viste parecchie.
ma il Veneto è come il corpo di una bella donna in autopsia.
mi perdoni l’immagine molto forte, ma io son così. io vedo il mondo attorno a me solo così.
osservo.
cosa vedo?
vedo anziani giocarsi intere pensioni al superenalotto, 2, 3 volte alla settimana, o alle innumerevoli estrazioni del Win for Life, ogni giorno.
vedo padri di famiglia bestemmiare con in mano mazzi interi di Gratta e Vinci perdenti.
sono stato tentato di giocare anche io, ma, a parte il problema dei pochi soldi del mio budget mensile, purtroppo ho una mente troppo razionale per cadere nella facile ed illusoria speranza di una vincita che non arriverà mai.
perchè… Lei sa che non si vince mai, vero?
o non Le hanno mai detto come funzionano queste lotterie?
io penso di si.
beh, oggi ho provato a fare una schedina virtuale (quindi senza soldi) di Win for Life, con ben 14 numeri giocati (il massimo possibile a questo gioco, per un totale di 1.001 euro di spesa, e se si gioca anche lo 0, 2.002 euro).
non ci crederà, ma confrontando i miei numeri (14 su 20 estraibili, mica pochi quindi ) con il database Sisal delle precedenti estrazioni, ho visto con mio grande sconcerto che quasi MAI avevo recuperato la cifra spesa ( virtuale, per carità…).
superato il momento di sdegno per certe iniziative, mi son soffermato un attimo a pensare.
leggendo l’ammontare del Montepremi di oggi del Superenalotto, ho fatto 2 rapidi conti.
una persona, per vivere degnamente, al giorno d’oggi dovrebbe avere in tasca circa 1500 euro netti.
con una cifra simile, potrebbe pagarsi l’affitto, o un mutuo onesto, mangiare, e fare anche acquisti di beni non necessari (tipo viaggi, elettronica, cinema, teatro), insomma, la cifra corretta per vivere con la crisi dietro l’angolo ma dare il proprio contributo per muovere l’economia del paese.
mettiamo pure che un giovane della mia età, con famiglia, spese, e magari debiti di finanziarie, possa avere a disposizione 1500 euro al mese, diciamo fino all’età pensionabile, dovremmo raggiungere la cifra di 18.000 euro l’anno, per 30 anni, fanno 540.000 euro.
dunque, calcolando che il suddetto montepremi si aggira attorno ai 138.000.000 di euro, dividendo tale somma, si potrebbero sistemare per parecchio tempo circa 255 famiglie di disoccupati e indigenti.
parlo di gente che ha perso il lavoro, o la casa, o è stretta da problemi di varia natura, famiglie di persone che vivono al di sotto della soglia di sopravvivenza.
Mio caro Presidente
io non mi sto mica riferendo alle famiglie che han perso tutto in Abbruzzo, o nei vari, purtroppo, spaventosi avvenimenti degli ultimi anni.
no
io parlo di coloro che non stanno sotto i riflettori, coloro che non gridano, dei dimenticati dalle associazioni umanitarie, dei tempestati di rate, dei firmatari di mutui a tasso variabile, di coloro che hanno malattie così rare da non essere nemmeno considerati dalle case farmaceutiche…
perchè invece di alimentare questa continua lotta per la ricchezza smodata, per il tutto subito, non trasformiamo in un unica razionata, democratica distribuzione del benessere, dell’occasione per rifarsi una vita.
Lei è ricco, si, lo so, è merito di una mente sapiente, di un grande spirito imprenditoriale, e su questo nessuno osa affermare il contrario.
ma penso che anche lei si sia messo una volta nella vita, seppur nel pensiero, nei panni di chi non ce l’ha fatta, di chi ha avuto le probabilità sempre contro.
perchè alle volte, Caro Presidente, anche l’impegno più costante, anche la determinazione più coriacea, non vincono la vita, e i suoi innumerevoli ostacoli.
non siamo tutti Berlusconi, o Montezemolo…
io ad esempio, sono uno Iemmola.
e non siamo tutti in grado di essere le persone giuste al momento giusto.
ma lei c’è.
e può cambiare questo stato di cose.
so che quello che ho detto è più simile ad una utopia, un pensiero più bello a dirsi che facile a farsi.
ma sono fiducioso che lei possa modificare lo stato di cose.
lei può ridare il sorriso a tanta gente.
lei può riaccendere una vita familiare lì dove ormai ci son solo pareti vuote e beni pignorati.
lei può pesare nel ridare la speranza a chi l’ha persa solo perchè si sta pagando l’errore di non essere un mago della finanza.
son sicuro che mi ha capito.
e son altrettanto sicuro che le mie parole non cadranno nel vuoto.
d’altronde non credo sia la prima volta che qualcuno le pronuncia parlando con Lei.
ora, io concludo questo mio appello logorroico.
certo, ora come ora sarebbe bellissimo se ricevessi una telefonata dalla Presidenza del Consiglio e mi sentissi dire “guardi la contattiamo perchè abbiamo saputo che lei è una persona molto divertente ed intelligente e vorremmo assumerla come barzellettiere di fiducia del Presidente”…
anche quello sarebbe un bel da fare…
scherzi a parte.
io ho reale bisogno di aiuto.
tante persone attorno a me hanno reale bisogno di aiuto.
vorrei andarmene a milano, e sfruttare alcuni contatti di lavoro, ma non ho nulla per potermi garantire un tetto sulla testa, o tantomeno il vivere fino al primo stipendio, sempre che il lavoro arrivi subito…
il mio attuale coinquilino soffre di una grave sindrome di Artrite deformante, che lo ha colpito alle mani e alle gambe…e prima dei 60 anni lo avrà messo KO. la asl di treviso dice che le medicine non sono mutuabili, che ogni tipo di invalidità gli è negata, e lui non ha lavoro, ha 44 anni e campa vendendosi tutte le suppellettili che la mamma ormai defunta gli ha lasciato. in una casa popolare che oltre all’affitto, richiede circa 200 euro di condominio mensile.
mi dica lei, come si fa a vivere così?
se lei ha una soluzione pratica, reale, non politichese, ce la dica, altrimenti, ci dia il permesso per lasciare questa vita.