? Lettere a Berlusconi » giustizia
Nov 1
Padre Disperato
di Daniele

Egregio On. Berlusconi
Chi le scrive e un Padre veramente disperato
che non sa più a chi rivolgersi ormai, nel “99, sono stato accusato di pedofilia, per farsi affidare le mie bambine e nel 2004 sono stato assolto per ben 2 volte da quella infamante accusa, si doveva fare un percorso per farmi riaffidare le bambine, e in 6 anni il Tribunale di Sassari non e riuscito a fare neanche un incontro, e sono 10 anni che non vedo le mie figlie che ormai non ci conoscono più e dopo il loro sbaglio perché erano convinti della mia colpevolezza, non sanno più che pesci prendere, mi dica lei quanto deve essere il tempo per poter dire che questa e una grave ingiustizia?
vorrei rivederle e riabbracciarle, ma nessuno riesce ad intervenire,ho scritto anche al Ministro Alfano, mi e stato risposto che dovevevamo avere un atteggiamento collaborativo e pazienza,io ho eseguito tutte le richieste del Tribunale Minorile, e nonostante ciò, lasciando perdere i primi 4 anni del penale, sono più di 6 anni che non le ho viste e non so piu neanche come sono fatte e loro non mi conoscono più, mi dica Lei quanto deve durare questa pazienza?
La prego di rispondermi, e le lascio anche il mio cell. 347/7584527, se gentilmente mi contattasse, ho chiesto aiuto a tutti anche al Presidente della Repubblica, nessuno può  intervenire nell’operato dei giudici, e quindi devo rinunciare ai miei figli?
In attesa di una sua pregiatissima risposta Le Invio i miei Cordiali Saluti

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Giu 20
Racconto di una storia
di LISO DOMENICO

Dott. Domenico LISO
Via Francesco Perrese, 91/c – 70032 Bitonto (Bari) Tel. 080.3741648 – cell. 334.9899469
E-Mail: lisodomenico@tiscali.it

Quando ti capita di iniziare a vivere nell’angoscia e la serenità diventa una cosa
irraggiungibile.
Quando è iniziato questo mio calvario giudiziario, chi se ne intende, perché opera
professionalmente, mi ha sempre detto: in ogni vicenda giudiziaria è onesto costume mai
pronunciarsi durante il suo corso.
E neppure sfiorarla, se non fosse per i riflessi che fatalmente comporta una condizione personale
che non è mai estraibile dal ruolo di chi è a capo di una qualsiasi attività imprenditoriale.
Non sono mai stato convinto di tutto ciò.
Si evidenzia assolutamente impossibile far finta di niente nel leggere ricostruzioni dei fatti circa la
storia personale e dei rapporti avuti, con riguardo all’inchiesta per l’appalto relativo alla costruzione
del nuovo Ospedale di Vibo Valentia.
Ci sono cose che non ho mai detto e non ho mai fatto; persone che non ho mai conosciuto e con le
quali non ho mi avuto alcun rapporto che possa definirsi di lavoro o di affari in generale.
I giornali con i loro articoli e gli investigatori con i loro verbali e relazioni hanno a me attributo
cose che non ho mai detto e fatto; hanno raccontato della mia presenza in alcuni particolari contesti
o luoghi dove io non ci sono mai stato.
Su questa vicenda non sono mai stato sentito dai P.M. e mi è stato sempre sconsigliato, dai miei
avvocati, di insistere con la domanda di chiedere di essere ascoltato.
Ho letto atti d’indagine e articoli di quotidiani che raccontano circostanze particolari e generali che
nulla hanno a che fare con i presunti reati che sarebbero stati commessi nella faccenda della
costruzione del nuovo Ospedale di Vibo Valentia.
Insomma in questa vicenda sembra entrare un po’ di tutto: dal potere politico, alla massoneria, ai
servizi deviati, al potere militare e di organismi religiosi.
Un mosaico difficile da comporre usando come pezzi dell’incastro quelle che per il momento sono
ipotesi, racconti di persone ascoltate in quanto ritenute informate sui fatti.
Temo seriamente che queste maliziose e false rappresentazioni della realtà a me riferite, davvero
prive di ogni fondamento, siano soltanto funzionali a precostituire una forte attenzione su altri , ed
in questa situazione specifica, su di me, con il predestinato scopo di conferirmi a tutti i costi il ruolo
di colpevole e conseguentemente far allontanare l’attenzione dai veri fatti che affliggono questa
regione e la costruzione del nuovo Ospedale di Vibo Valentia.
Prima ancora che iniziasse questo processo, si è già tenuto il processo mediatico basato su assurdità
e falsità di ogni natura; i danni determinati da questo processo mediatico hanno immediatamente
sortito il loro negativo e sconvolgente effetto che non penso possa più essere rimarginato o
cancellato.
Si è assistito a fuga di notizie che hanno sbattuto sui giornali il mio nome prima ancora che fossi
informato della vicenda giudiziaria che mi avrebbe investito; si è assistito ad uno spaventoso
stillicidio di notizie dette e scritte sul mio conto.
Temo seriamente che tutti questi eventi hanno inquinato irreversibilmente le indagini ed ancora di
più l’inquinamento si è prodotto ascoltando a verbale le cosiddette persone informate sui fatti.
Mi si descrive come il detentore di amicizie potenti, di raffinato tessitore nell’ambito di contesti che
vanno dal quello politico al quello militare e religioso.
Si dice e si scrive di me come una persona che era di casa al Quirinale e che il mio accesso al
palazzo era cosa ordinaria e di estrema facilità – ero un accreditato forse anche in Vaticano.
Insomma, fiducia nei magistrati e nella giustizia ma anche tanta voglia di difendermi da accuse e
illazioni incredibili e assurde.
E’ assolutamente falso che io abbia avuto un tenore di vita che mi si attribuisce; nego di aver avuto
amicizie che mi hanno consentito o determinato la possibilità di fare tutto quanto si dice e si scrive.
Per chi mi conosce veramente e certamente sa chi sono e quali sono i principi che mi animano, non
v’è assolutamente alcuna difficoltà a comprendere che si tratta di una strumentale campagna
denigratoria finalizzata a focalizzare l’attenzione su di me per deviarla rispetto a fatti che sono la
vera piaga di tutta questa vicenda.
Sono all’improvviso diventato negativamente famoso per essere stato dipinto come persona al
centro di intricate matasse di potenti politici, importanti massoni e complotti segreti e non so
cos’altro.
Tutte queste falsità hanno immediatamente minato l’azienda, portandola fina al fallimento e quasi
contestualmente hanno gravemente minato la mia immagine e mi hanno letteralmente distrutto
professionalmente tanto da dove assistere a discriminazioni ed a comportamenti colmi di ipocrisia
da parte di soggetti che poco tempo prima di questa storia, continuamente mi dichiaravano la loro
totale disponibilità a collaborare con l’azienda come fornitori o subappaltatori e ad entrare a far
parte dell’assetto consortile.
Comunque al di la dei giochi di potere, di macchinazioni giudiziarie e di oscure trame poste in
essere da personaggi dai quali non posso neanche difendermi, perché sono a me sconosciuti, oggi
mi sento vittima anche di me stesso, cioè vittima della mia generosità e della mia ingenuità; è questa
anche la causa della mia incredibile condizione di minorità in cui mi ci sono trovato.
Tuttavia resta il problema di uscire e questo per me rappresenta un grosso ostacolo perché dubito
che possa bastarmi solo il fatto di non aver mai perso l’autostima, di non aver mai perso la fiducia
in me stesso e nelle mie capacità; serve anche avere il sostegno di professionisti della legge, di
essere capace a dare delle risposte sensate su accuse che però sono incredibili ed inesistenti. Non è
possibile con la verità discolparsi da storie false e del tutto inventate. Io non sono capace.
In verità, di tutto ciò ho serie perplessità se penso che la mia posizione finanziaria è assolutamente
inconsistente, pertanto mi è difficile, se non impossibile, soddisfare le legittime richieste di
compensi professionali, e se rifletto sul fatto che trovo quasi impossibile difendersi da cose che
sono caratterizzate da infamia, assurdità e totale menzogna.
Oggi devo prendere atto inequivocabilmente che all’origine di quella magia, che era rappresentata
dal complesso aziendale, da tutto ciò che ero riuscito a impostare come azienda partendo da
sottozero, inceppatasi improvvisamente ci sia quella che persone che mi conoscono e che nutrono
verso di me un vero e leale sentimento di amore e amicizia chiamano “la necessità di alcune
inchieste giudiziarie” e “la necessità di far posare l’attenzione della gente su fatti che con la
drammatica e criminosa realtà non hanno nulla a che fare”.
Di tutto quanto è accaduto, in un primo momento, non me ne sono reso conto, mi sembrava
fantascienza; Tutto ciò che mi capitava di sentire sulla vicenda e sul mio conto mi teneva solo
confuso ma non preoccupato, e pensavo che quando sono capitate vicende del genere le ho sempre
ascoltate in televisione o lette sui giornali ma non potevo mai credere al fatto che in quella
occasione, la cosa riguardava me e si menzionava il mio nome.
Ricordo che contestualmente al conferimento di mandato agli avvocati difensori, ho riferito loro di
voler subito incontrare il P.M. ed essere ascoltato perché mi sembrava assurdo che io potessi essere
infangato in forza di fatti inesistenti e privi di ogni fondamento. La risposta è sempre stata: non vale
la pena, tanto non saranno le tue dichiarazioni che gli cambieranno certe convinzioni. Io non me ne
rendevo conto e ribadivo: ma di che convinzioni state parlando. La risposta datami
sistematicamente, fino ad assumere una forma perentoria è sempre stata: l’avvocato sono io e
decido io cosa fare e come fare.
Non condividevo ma mi sono dovuto adeguare perché ho tanto rispetto e fiducia dei miei avvocati;
però, nel frattanto che loro decidevano ogni strategia di difesa , io ho iniziato a pagare il caro prezzo
di quanto stava accadendo; in un primo momento non ho avuto piena consapevolezza del disastro
che si stava abbattendo su di me, ma con il tempo che passava, la reazione istintiva si è evidenziata
in tutta la sua asprezza nei rapporti con le persone più vicine e con la mia famiglia. Grazie a Dio ,
con il tempo e pian piano, sono stato aiutato dal mio amico prima che mio avvocato Vincenzo De
Michele, a comprendere che quel genere di prezzo c’era da pagarlo e che purtroppo io
rappresentavo l’inconsapevole e sfortunato debitore di turno.
Tutto è repentinamente crollato, la mia vita è completamente cambiata.
Ho dovuto, aimè prendere anche atto che tali drammatiche situazioni hanno notevolmente
contribuito a modificare il mio originario stato psicologico e fisico.
La mia è diventata una serenità solo apparente; vivo un’ansia ed un malessere fisico ormai
incontrollabile anche per le cose più banali, come ad esempio: sentire squillare il telefono o suonare
il citofono fuori da orari normali; o sentire il postino che suona al citofono e riferisce che c’è posta
da firmare; provare fastidio se una persona, da me conosciuta o no, fissa più di tanto lo sguardo su
di me; se chiamo un amico o una persona conosciuta per lavoro e non mi si risponde al telefono o se
risponde mi dice: “scusami ci possiamo sentire in un altro momento” e semmai ciò non è mai
capitato prima; trovare nella buca della posta un avviso di mancato recapito di raccomandata ed in
tale circostanza, l’ansia aumenta se l’avviso è indirizzato non a me ma a persone della mia famiglia.
Mi interrogo continuamente su tutto quello che faccio e rifletto su tutte le persone che ho conosciuto
e con le quali, a vario titolo, ho avuto rapporti; continuo sempre a mettere e rimettere in ordine le
mie cose ed i miei documenti fino al punto di crearmi paradossalmente un disordine incredibile.
Ho disprezzo per i discorsi che sento fare in televisione o che leggo sui giornali o sui libri a cura di
intellettuali; in un altro momento della mia vita, dopo aver ascoltato o letto, a prescindere dalla mia
considerazione e/o posizione sull’argomento, cercavo con naturalezza di raccogliere sempre il lato
positivo perché convinto che ciò serviva comunque ad insegnarmi qualcosa. Ora provo solo
disprezzo e considero chiacchiere tutti quei discorsi che non condivido. Più volte, nella solitudine
ho provato ed ho accettato la sofferenza e l’unica cosa di cui spero che un giorno possa raggiungere
la perfetta convinzione e consapevolezza sta nel fatto che l’unica possibile via riservata all’uomo
per affrancarsi dal dolore sia quella di incaminarsi verso Dio. La vita comincia solo nell’ora della
nascita spirituale e la morte non è mai l’obiettivo – ma la vita, ancora la vita.
Il problema vero sta solo nell’individuare la crepa che ognuno di noi possiede in se. Per farlo, le
parole, i libri, gli sfoghi, sono inutili. Bisogna individuare quella crepa. E viverla, allargarla a costo
di perdersi, per ripararla. O non si potrà mai cambiare niente.
Se non riuscirò veramente a trovare quella crepa sarò condannato in eterno perché mi impossesserò
di ciò che non è mio, cioè la mia vita, e porrò la sua fine.
Che il Signore mi perdoni.
Domenico LISO

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Mar 26
Chiusura esercizio
di giuseppe pupi

Nel 2003 ho aperto un locale estivo in un parco, un abitante della zona conosce un magistrato e questo mi fa chiudere dopo avermi denunciato per disturbo alla quiete pubblica.

Nel 2005 riapro l’estivo con tutti gli accorgimenti possibili. A seguito di misure di rumore (superamento di 0,5 decibel,un’inezia) lo stesso magistrato mi mette sotto sequestro l’intera area(quasi 5000mq).Io ho lavorato e lavoro ancora per lo stato, mi sono occupato di rumore e in 20 anni non è mai successo che fosse sequestrata nessuna attività. Al massimo si prescrive di rientrare nei limiti. Manon solo ha sequestrato l’oggetto del rumore(pista da ballo e strumentazione) bensì tutta l’area(bar,spiaggia,campi da beachvollej, sedie(mi hanno sigillato anche le sedie) ecc..Può immaginare il disagio.

Nuova denuncia penale. Al processo non hanno nemmeno sentito quello che avevo detto a mia discolpa(tenga presente che ho portato prove per le quali io ero abbondantemente dentro i limiti) mi hanno condannato.(poco prima avevo visto lo stesso magistrato che ci ama parlare con il pubblico ministero e al giudice. Mi hanno condannato con un articolo e agli atti ce n’è un altro. Faccio appello a Roma per invalidare la sentenza visto il grossolano errore. Risultato ricorso respinto.

Secondo lei tutto questo non “puzza”? Cosa posso fare? Sono in grosse difficoltà economiche per questa vicenda ho dovuto chiudere anche il locale che avevo in posto fisso.

La ringrazio e spero che mi dia un consiglio

Cordiali saluti

Giuseppe Pupi

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