Egregio Presidente Berlusconi,
mi permetto di scriverLe perché non credo che la situazione di molti giovani e non più così giovani sia a Lei nota. Le scrivo perché sono indignata di fronte a quello che sta succedendo alla nostra cultura, nella fattispecie alla nostra scuola.
Mi presento, sono un’insegnante di inglese precaria dalla laurea (anno 2000). Vivo a Modena, dunque nel nord, dove teoricamente ci dovrebbero essere più possibilità di lavoro.
Non sono una “fannullona”, mi sono laureata a 24 anni con 110 e lode a Bologna, poi ho preso l’abilitazione all’insegnamento sempre col massimo dei voti. Mi sono specializzata nel sostegno e ho fatto 3 Master a pagamento perché è così che si deve fare per non essere scavalcati da quelli dopo in graduatoria.
Eppure…eppure…tutto questo non è sufficiente a conquistare un posto di lavoro! Anzi quest’anno i posti sono stati drasticamente tagliati. Gli Insegnanti precari nominati a tempo indeterminato non vanno a coprire neanche i pensionamenti del 2008-09, disilludendo per l’ennesima volta le attese di tanti precari, soprattutto storici, che avevano fatto i loro calcoli speranzosi nel 2007, quando il precedente governo aveva promesso 150.000 immissioni in 3 anni (50.000 annui). Il primo anno la promessa era stata mantenuta; lo scorso anno, con il cambio di governo, erano scesi drasticamente della metà, per arrivare quest’anno agli 8.000, una goccia nell’oceano…
Purtroppo ho visto tanti colleghi “giovani” come me perdere non solo l’entusiasmo per la professione ma perfino la speranza per un lavoro stabile che possa permettere di fare progetti per il futuro.
Quest’anno ho avuto la fortuna di vincere una borsa di studio per un corso di aggiornamento nel Regno Unito e come unica italiana sono venuta a contatto con insegnanti di tutta Europa. Ebbene, pur non essendo la più giovane tra gli insegnanti, ero l’unica e sottolineo unica tra tutte le nazioni (Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Austria, Turchia) ad essere precaria. A non sapere dove avrei insegnato l’anno successivo, a non potere fare progettualità per il triennio dato che ogni anno cambio studenti, colleghi e scuola. Per non parlare del disagio (che ritengo sia una forma di ingiustizia sociale) di non percepire lo stipendio per i mesi estivi (ancora unico caso in Europa).
Le chiedo solamente di leggere questa testimonianza perché credo che arrivati a questo punto non si possa più stare zitti e continuare a subire questa vera e propria ingiustizia che non ha eguali in Europa.
Con la massima stima per la Sua persona e per quello che Lei rappresenta mi permetto di porgerLe i miei più distinti saluti.
