? Lettere a Berlusconi » terremoto
Nov 2

Caro Presidente,

mi chiamo Giorgio Rongai e sono uno studente di 29 anni della Prov. di Teramo che dal giorno 06 al giorno 09 Aprile 2009 era presente come soccorritore nel campo di piazza d’armi in quanto volontario appartenente alla Croce Rossa Italiana, vivendo la tragedia praticamente insieme a tutti i cittadini dell’Aquila già dalle prime ore dell’alba. A seguito di questa vicenda, ho deciso di mettere a disposizione un’appartamento sulla costa (2° casa) precisamente nel Comune di Alba Adriatica per poter dare alloggio ad una famiglia rimasta senza la propria abitazione e di conseguenza rinunciando a quelli che potevano essere le entrate previste per l’imminente stagione estiva e fiducioso che la remunerazione da parte della regione Abruzzo sarebbe stata effettuata in tempi ragionevoli. Dal primo di Luglio, una famiglia Aquilana è ospite nel mio appartamento e ad oggi ancora non ricevo alcun compenso per l’impegno da me preso. Parlando con degli addetti del Comune dell’Aquila ho ricevuto notizie molto sconfortanti (del tipo che per il momento non sono previsti pagamenti per tutti gli alloggi della costa e che attualmente gli unici pagamenti effettuati sono rivolti a comuni limitrofi all’Aquila) ora, volevo porre una domanda “Essendo uno studente disoccupato ed avendo come unica fonte di sostentamento per il periodo invernale i ricavi di quell’abitazione unitamente a quelli di un lavoro stagionale, con la situazione appena descritta sopra, vorrei sapere: come fare ad andare avanti semplicemente per proseguire gli studi? Non sarebbe il caso di aprire un’inchiesta parlamentare per capire perchè non veniamo pagati? O ancora, non sarebbe il caso di sollecitare la regione Abruzzo a effettuare questi pagamenti a distanza di 4 mesi dall’inizio dei contratti, dato che come me ci saranno tante altre persone e addirittura famiglie con la stessa identica situazione?” Sicuro di un Suo immediato interessamento e,  soprattutto fiducioso del suo operato sia passato che presente, la ringrazio anticipatamente e le porgo distinti saluti.

Giorgio Rongai

Roseto degli Abruzzi, lì 01/11/2009

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Ott 21

di graziani marina

richiesta di aiuto disperato ad egregio on. Silvio Berlusconi|

Illustrissimo onorevole Berlusconi sono 1 terremotata dell’AQUILA agente di polizia penitenziaria in servizio casa circondariale rebibbia femminile roma da aprile 1993 ragazza madre di 1 ragazzino che nonostante vari disagi ha iniziato 1 itis.Come lei già sa le nostre condizioni di vita dal 6 aprile son cambiate radicalmente anzi la ringrazio davvero per tutto quello che ha fatto per noi, le scrivo Dottore per chiederle aiuto disperato ad avere 1 distacco alla casa circondariale le Costarelle L’Aquila visto che mi son rivolta addirittura tramite lettera e fax Ministro Alfano senza risposta alcuna da nessuno. Sono in aspettativa dal 7 aprile per dare sostegno a mio figlio e nonna materna che versa ormai in gravissime condizioni ed era lei il mio unico sostegno quando ero a Roma in servizio. La prego Dottore di aiutarmi a non perdere il lavoro, unica fonte di vita per me e mio figlio, mi creda, tornare a viaggiare in queste condizioni , da mamma, prpprio non ne ho la forza almeno sino a che la terra qui non smetta di tremare e la situazione si normalizzi , dormiamo ancora in roulotte. Ho bisogno di tornare a lavorare visto che le condizioni economiche sono ormai alle strette ma desidererei farlo nella mia città e tornare con lei a volare. Lei ha fatto per tutti noi davvero miracoli ed è diventato il nostro Dio, spero ne possa fare 1 anche per me risolvendo positivamente la mia odissea lavorativa nonchè famigliare. Mi permetto di inviarle tutti i miei dati personali e colgo l’occasione per ringraziarla di nuovo e Le porgoi più cordiali e sinceri saluti.

Assistente Capo Graziani Marina
matricola 111977
residente a Coppito, via G.Falcone n. 7
67010 AQ
Tel.3474408460
IMAIL graziani.marina@gmail.com

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Giu 7
HO VISTO L ‘AQUILA
di cammello
da divulgare
l’informazione libera è una merce rara.

leggete la lettera di Andrea Gattinoni
qui sotto riportata
Questa lettera è stata scritta da Andrea Gattinoni, un attore che si
trovava a L ‘Aquila per presentare il film “Si Può Fare” di Giulio
Manfredonia. Le parole sono dirette a sua moglie ma rappresentano
un’efficace testimonianza per tutti quelli che a L ‘Aquila non ci sono
ancora stati.

Oggetto: HO VISTO L ‘AQUILA
Lettera a mia moglie scritta ieri notte
Ho visto l ‘Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case
distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi abbandonati al loro
destino. Un militare a fare da guardia a ciascuno degli accessi alla
zona rossa, quella off limits.
Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nell’unico
posto aperto, dove va tutta la gente, dai militari alla protezione
civile. Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i
pomodori e gli affettati.
Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando
“Si Può Fare”. Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, Anna
Maria, Franco e la sua donna. Poi siamo tornati quando il film stava
per finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e mi hanno chiesto
come si fa a non impazzire,
cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura
di diventare pazzo quando recitavo.
Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha
perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa. Francesca,
stanno malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della
protezione civile non potessero piombargli nelle tende all’improvviso,
anche nel cuore della notte, per CONTROLLARE. Gli anziani stanno
impazzendo. Hanno vietato internet nelle tendopoli perchè dicono che
non gli serve. Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei
campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c’era
la parola “cazzeggio”. A venti chilometri dall’Aquila il tom tom è
oscurato. La città è completamente militarizzata.
Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano
episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno.
Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più
gremiti di
militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del
G8. Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi
di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate? Là
???? Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie
di perquisizioni umilianti, un terzo grado
sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter
salutare un amico o un parente.

Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno) rifiutato ogni aiuto
internazionale e loro hanno
bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica. Per far fare la
messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per
trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L ‘Aquila.

Poi c ‘è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le
tendopoli sono imbottite di droga. I militari hanno fatto entrare
qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto. E ‘ come se avessero
voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a
stordirsi di qualunque cosa, l’importante è che all’esterno non trapeli
nulla. Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della
Presidenza del Consiglio. Il ragazzo che me l ‘ha raccontato mi ha
detto che sembrava un venditore di pentole. Qua i media dicono che là
va tutto benissimo. Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho
detto,
insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che
“quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco
banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l ‘intera
popolazione di una città, senza che al di fuori possa trapelare
niente”.

Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti là è proprio
non impazzire. In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono
più, il lavoro che non c ‘è più, tutto perduto. Prima di mangiare in
quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri in cerca di un
ristorante, ma erano tutti già chiusi perchè i
proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera. C ‘era un
silenzio terrificante, sembrava una città di zombie in un film di
zombie.

E poi quest’umanità all’improvviso di cuori palpitanti e di persone
non dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato
là. Ci voglio tornare. Con quella luna gigantesca che mi guardava nella
notte in fondo alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a
quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo per dirti che non ti lascerò
mai, mai, mai.

Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo
mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e
fuori c ‘erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al
bancone ha porto un arrosticino a Michele, dicendogli “Assaggi,
assaggi”. Michele gli ha detto di no, che li
stavamo già comprando insieme alle altre cose, ma quello ha insistito
finchè Michele non l’ha preso, e quello gli ha detto sorridendogli:
“Non bisogna perdere le buone abitudini”.
Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve
sapere.
Anzi metto in rete questa mia lettera per te.

Andrea Gattinoni, 11 maggio notte.

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